12 maggio 2026
Il vangelo oggi ci parla di fede e di incredulità: i tanti segni di Gesù non sono sufficienti per arrivare a credere, e chi anche arriva a credere non lo manifesta apertamente per paura di essere giudicato e isolato. La nostra fede porta con sé anche una parte di non fede e di incredulità, dubbi, tentennamenti, paure che ci fanno vacillare. La fede attraversa chiaroscuri.
9 maggio 2026
Gesù Pastore. Ecco un’immagine che può ingannare l’uomo contemporaneo; non certo i pastori sardi, delle Alpi o delle terre africane o asiatiche, ma l’uomo della cosiddetta postmodernità, cittadino che ha spesso un’idea sbagliata della vita pastorale (non di quella parrocchiale, ma di quella contadina), in parte sotto l’influsso di un’arte dolciastra che voleva un Cristo con occhi blu e capelli biondi e lunghi, portando sulle spalle una pecora di un bianco immacolato.
7 maggio 2026
Il brano del Vangelo di oggi racconta la breve sospensione dall’insegnamento che Gesù offre pubblicamente al tempio di Gerusalemme per la Festa delle Capanne. È questo il momento opportuno, sembra suggerire il testo, per gettare nuova luce sul senso delle celebrazioni liturgiche perché Gesù opera una guarigione in giorno di sabato prolungando con un gesto di cura l’opera creazionale di Dio.
5 maggio 2026
L’annuncio “Io sono la luce del mondo” (v. 12) non è una metafora poetica, ma una rivelazione su luce e buio, origine e destino, sul Nome di Dio che sostiene ogni esistenza. Gesù la pronuncia nel tempio, in mezzo ad ascolto e contestazione. Non dice di portare la luce né di insegnarla, ma di essere la luce stessa: “Chi segue me non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (v. 12). Si annuncia come una presenza da seguire che orienta la vita.