Piccolezza e nascondimento

Foto di Sylvain Pitet su Unsplash
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27 luglio 2026

Dal Vangelo secondo Matteo - Mt 13,31-35 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, Gesù 31espose alla folla un'altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. 32Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell'orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
33Disse loro un'altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
34Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, 35perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:

Aprirò la mia bocca con parabole,
proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo.


Le parabole del grano di senape e del lievito esprimono due aspetti della dinamica propria del Regno di Dio. Al cuore della prima parabola vi è la piccolezza perfino imbarazzante del grano di senapa che tuttavia, una volta seminato, cresce e diviene un albero in grado di dar riparo agli uccelli del cielo; al cuore della parabola del lievito vi è il mistero del lievito che, “nascosto” (vb. en-krýptein) in una esorbitante misura di farina (corrispondente a circa mezzo quintale), arriva a farla fermentare tutta quanta. 

La logica del Regno di Dio espressa nella prima parabola chiede al credente di non temere la piccolezza quasi fosse sinonimo di insignificanza o di impotenza; nella seconda la stessa logica afferma che non si deve temere neppure il nascondimento, la non visibilità, la non rinomanza, quasi che queste dimensioni significassero insuccesso o inesistenza o irrilevanza. O compromettessero il cammino del vangelo nella storia. Piccolezza e nascondimento sono al cuore del misterioso agire di Dio

In un suo discorso del dicembre 2023, papa Francesco ha detto che “le due parole nascondimento e piccolezza ci trasmettono il tratto mite di Dio, che non viene a noi per atterrirci con la sua grandezza o per imporsi con la sua magnificenza, ma si rende presente nel modo più comune possibile, facendosi uno di noi”. 

Ma se questa logica paradossale abita i pensieri e guida le vie di Dio, spesso viene ignorata o misconosciuta o evitata dai pensieri e dalle vie degli umani. E Gesù deve mettere in guardia i suoi discepoli: “Il Regno di Dio non viene in modo osservabile”, in modo da attirare l’attenzione (Lc 17,20); occorre pertanto dubitare dei “grandi segni e prodigi” (Mt 24,24), delle manifestazioni eclatanti di potenza religiosa, che sono solo opera di ingannatori, “falsi cristi e falsi profeti” (Mt 24,24). “Non credeteci” (Mt 24,26) è il lapidario comando di Gesù. 

Mentre dunque viene rivelato il modo umile e nascosto, discreto e silenzioso del farsi presente di Dio, viene smascherato e denunciato l’atteggiamento opposto di chi nella chiesa stravolge la sequela Christi cercando visibilità, perseguendo grandezza, mendicando audience. Questo atteggiamento va rivelato per ciò che è: la firma di chi non crede nel Dio che “è nel nascosto” e che “vede nel nascosto” (en tô kryptô; Mt 6,6). 

Il richiamo alla piccolezza e al nascondimento non ha nulla di minimalismo, di passività, di riduzione intimistica della fede, ma è un appello alla verità: a rispettare la verità del Dio rivelato da Gesù, la verità della fede e la verità della propria persona. Illuminante, a questo proposito, la parola “il Regno di Dio è dentro di voi” (Lc 17,21) che Gesù fa seguire all’affermazione che “il Regno di Dio non viene in modo osservabile”. Noi siamo la pasta in cui è nascosto il lievito che deve farla fermentare; noi siamo il terreno in cui è seminato il grano di senapa che deve crescere fino a renderci capaci di accoglienza. Ma sono proprio le dimensioni di piccolezza e nascondimento che ci sgomentano e che noi sovvertiamo nel loro contrario – grandezza e visibilità – per sfuggire al disperante senso di inutilità, inefficacia e inesistenza in cui ci sprofondano. 

fratel Luciano