Ciascuno e tutti

Foto di Alexander Pogorelsky su Unsplash
Foto di Alexander Pogorelsky su Unsplash

13 febbraio 2026

Dal Vangelo secondo Marco - Mc 7,31-8,10 (Lezionario di Bose)

In quel tempo, 31uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, Gesù venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. 32Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. 33Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; 34guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». 35E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. 36E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano 37e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!». 
1In quei giorni, poiché vi era di nuovo molta folla e non avevano da mangiare, chiamò a sé i discepoli e disse loro: 2«Sento compassione per la folla; ormai da tre giorni stanno con me e non hanno da mangiare. 3Se li rimando digiuni alle loro case, verranno meno lungo il cammino; e alcuni di loro sono venuti da lontano». 4Gli risposero i suoi discepoli: «Come riuscire a sfamarli di pane qui, in un deserto?». 5Domandò loro: «Quanti pani avete?». Dissero: «Sette». 6Ordinò alla folla di sedersi per terra. Prese i sette pani, rese grazie, li spezzò e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero; ed essi li distribuirono alla folla. 7Avevano anche pochi pesciolini; recitò la benedizione su di essi e fece distribuire anche quelli. 8Mangiarono a sazietà e portarono via i pezzi avanzati: sette sporte. 9Erano circa quattromila. E li congedò. 10Poi salì sulla barca con i suoi discepoli e subito andò dalle parti di Dalmanutà.


Gesù è sempre in cammino, ora in territorio pagano. "Vi era di nuovo molta folla": la sua persona affascina, è autorevole.

Il brano che ci è proposto oggi è composto di due parti ben distinte, ma forse non così slegate. Al cuore della prima parte c'è un uomo sordomuto, o meglio un uomo "sordo e malparlante". Non è lui a recarsi da Gesù, quasi che questa sua mancanza comunicativa lo privi di qualsiasi espressione. Sono altri a condurlo, non sappiamo chi. Quel che sappiamo però è che sono persone che cercano la vicinanza di Gesù, che intuiscono che Gesù sia capace di ridare pienezza al vivere umano. Sappiamo che sono mosse dal desiderio che Gesù imponga su quell’uomo la sua mano (anche nella guarigione dell'epilettico sta scritto che Gesù "lo prese per mano", Mc 9,27; e della guarigione della suocera di Pietro leggiamo che viene guarita dal momento che “la fece alzare prendendola per mano”, Mc 1,31). 

Gesù allora "lo prende in disparte": si allontana da quella folla per la quale sarà mosso da compassione poco dopo. Gesù incontra uno ad uno, e incontra tutti, riconoscendo quel che a ciascuno manca in profondità perché la vita si "apra".

Impressiona il contatto che Gesù ha con quest'uomo. È attraverso il tocco delle orecchie e della bocca, seguiti dal sospiro orante e dalla parola ferma ed efficace di Gesù, che l'uomo è liberato dalla chiusura degli orecchi, e quindi della bocca. È perché non udiva che non riusciva a parlare "correttamente". È con l'ascolto che ciascuno di noi diviene capace di parlare, di esserci. L'ascolto di Dio (“Ascolta, Israele!”), l’Altro così vicino a ciascuno di noi, che spesso ci viene incontro in chi abbiamo accanto, può liberare dall’autoinganno di bastare a se stessi.

Gesù chiede che non si racconti ad altri di quest’uomo, eppure la sua richiesta è disattesa. Prevale lo stupore per questi segni (cf. Is 35): viene riconosciuto che Gesù “ha fatto bene ogni cosa”, e questo bene trasforma e salva riportando l’uomo alla sua piena capacità di essere in relazione, di stare in dialogo.

Il secondo racconto si apre con l’immagine di “molta folla che non aveva da mangiare”, gente venuta da lontano. Ora nel deserto. Le bocche della folla non sono “chiuse” ma rischiano di restare asciutte, vuote, prive di vita. 

Ora è Gesù stesso, come un pastore (cf. Mc 7,34), ad accorgersi della mancanza di chi lo ascolta e lo segue. Chiama a condividere quel che c’è, a distribuirlo perché ciascuno ne abbia a sufficienza. Gesù rende grazie per quel poco pane e per quei pochi pesci. Poi invia i suoi a farsi prossimi alla folla: così la folla può assumere un volto, vari volti, ciascuno incontrato dal pane e dalla Parola. Tutti mangiano a sazietà. E non manca la sovrabbondanza.

A questo punto, solo a questo punto, l’evangelista può annotare che “Gesù li congedò”. Ciascuno e tutti possono fare ritorno risanati, ristorati e rinfrancati dall’incontro con una parola di vita. 

Speriamo anche noi.

sorella Silvia


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